25 Aprile….festa di Liberazione dal nazi-fascismo

mio bisnonno era un contadino delle campagne di Todi, in Umbria, negli anni venti.
era un socialista.
uno di quelli veri.
si rifiuto’ di fare la tessera del partito fascista.
anche di fronte al terrorismo e alle botte delle squadracce fasciste.
e all’epoca non molti ebbero questo coraggio.

mio bisnonno era un contadino, si spaccava la schiena tutto il giorno. sole, sole cocente, freddo, freddo che entra nelle ossa, che raggela la pelle…ma viveva anche la poesia della primavera che è la campagna quando viene marzo.
mio bisnonno era un sognatore, un uomo giusto, onesto. la famiglia certo, la sua sopravvivenza. anche per questo si spaccava la schiena, ma anche perche’ era la sua identita’… per la bellezza di lavorare la terra: vedere il frutto del proprio lavoro crescere ogni giorno.
Ma nei primi del ‘900 si era mezzadri, ovvero dei quasi schiavi. alla merce’ del padrone di turno, della loro arroganza, della loro vile onnipotenza.
mio bisnonno amava lavorare la terra e vivere in campagna. la notte poi, con le stelle fuori che entrano dalla finestra, presenti come una donna bella che vuole farsi sentire… e ti vuole coccolare e ti vuole stuzzicare…col suo silenzio cosi’ forte e pieno, col suo abbraccio cosi’ caldo.
e poi il grano raggiante, dal profumo che ti stordisce.

Ma di ingiustizie, di ciniche avvilenti prepotenze, di negazione feroce della sua identita’ di essere umano, ne aveva viste e subite tante. soprattutto da parte della ‘’razza padrona’’, cattiva perche’ anaffettiva, con quel pensiero delirantemente onnipotente-violento che si porta dietro di credersi superiore, infallibile…il potere, ovvero l’essere per la negazione e l’annullamento dell’altro, vita mia-morte tua.
e mio bisnonno anche per questo era socialista.
perche’ fu’ piuttosto intelligente e sincero per aver colto in certe idee che circolavano, la possibilita’ di un mondo diverso, nuovo, migliore, pieno di donne e di uomini che si potevano chiamare con il loro nome, e non signor padrone, o monsignore, o sire tal dei tali….nessuno nasce Re!

L’utopia e’ come la vita nuova che si affaccia al mattino baciato dal sole, o come un’immagine d’amore che illumina gli occhi e la mente, che riscalda il cuore.
e viverla insieme agli altri puo’ dare la felicita’ vera.
ribellarsi allo status quo. alla chiesa e ai padroni che all’epoca erano la stessa cosa. (anche oggi e’ uguale).

si rifiuto’ di fare la tessera del partito fascista, di dire signorsi’, di avallare una cultura di morte. quotidiana, sfiancante, deleteria, annichilente, brutale.
mio bisnonno amava le donne, e rispettava e adorava i bambini. e quindi era per forza di cose contro questa cultura di morte.
lo vennero a cercare le ronde fasciste per fargliela pagare. vigliacche e violente, si muovevano sempre in gruppi numerosi contro uno. sempre vigliacchi. senza spina dorsale, senza identita’ personale, piuttosto quella fittizia di appartenenza di ruolo, e e proprio per questo feroci castrati.
lo aggredirono , tanti contro uno, perche’ i fasci sono vigliacchi si sa’.e giu’ manganellate e botte e calci…ma riusci’ a scappare nei campi, come una lepre di quelle che vivevano li intorno, con i muscoli allenati di chi lavora la terra, e via correre e correre per i campi di grano, che per fortuna in quella stagione era alto e fitto, col fiato che ti strozza e il sangue dappertutto e con la testa mezza spaccata… fino a far perdere le sue tracce a quei cretini vigliacchi e violenti, bulli stolidi senza identita’.

in mezzo al grano alto rimase per molti e molti giorni nascosto, perche’ tutte le mattine le squadracce venivano al casale per vedere se era tornato indietro. i suoi familiari chiaramente di nascosto gli portavano i viveri.
poi da un giorno all’altro i vili non si fecero più vivi. torno’ finalmente a casa, e di li’ di corsa venne ricoverato in un ospedale romano, dove si narra, mori’ tra atroci sofferenze, urlando per il gran dolore alla testa. le manganellate alla scatola cranica furono letali.

non dimentichiamo cosa significa 25 aprile in Italia.
Bella Ciao a tutti.

Maurizio Fioretti


musicopittore.

#resistenza #25aprile #liberazione #bellaciao
opera pittorica: ”nuovi orizzonti”

my great-grandfather was a farmer in the countryside of Todi, in Umbria, in the 1920s.
He was a socialist.
A real one.
He refused to join the fascist party.
even in the face of terrorism and beatings by fascist squads.
And at the time not many had that courage.

My great-grandfather was a farmer, he worked hard all day long. Sun, blazing sun, cold, cold that gets into your bones, that chills your skin… but he also experienced the poetry of spring, which is the countryside when March comes.
My great-grandfather was a dreamer, a fair, honest man. his family, of course, was his survival. he worked hard for this too, but also because it was his identity… for the beauty of working the land: seeing the fruit of his labour grow every day.
But in the early 1900s people were sharecroppers, or almost slaves, at the mercy of the landlord on duty, their arrogance, their cowardly omnipotence.
My great-grandfather loved working the land and living in the country. then the night, with the stars outside that come in through the window, present as a beautiful woman who wants to be heard … and wants to pamper you and wants to tease you … with his silence so ‘strong and full, with his embrace so’ warm.
and then the radiant wheat, with a scent that stuns you.

But he had seen and suffered so many injustices, cynical, demeaning arrogances, fierce denial of his identity as a human being, especially on the part of the ”master race”, bad because it is anaffective, with that deliriously omnipotent-violent thought it carries with it of believing itself superior, infallible… power, or rather being for the negation and annulment of the other, my life-your death.
and my great-grandfather was also a socialist for that reason.
because he was quite intelligent and sincere for having grasped in certain ideas that were circulating, the possibility of a different, new, better world, full of women and men who could be called by their names, and not lord master, or monsignor, or sire such-and-such….no one is born king!

Utopia is like the new life that appears in the morning kissed by the sun, or like an image of love that illuminates the eyes and mind, that warms the heart.
and living it together with others can give true happiness.
Rebelling against the status quo. against the church and the masters, which at the time were the same thing. (It’s the same today).

my great-grandfather refused to be a member of the fascist party, to say yes, to endorse a culture of death. daily, exhausting, harmful, annihilating, brutal.
my great-grandfather loved women, and he respected and adored children. and so he was necessarily against this culture of death.
The fascist patrols came looking for him, to make him pay for it. cowardly and violent, they always moved in large groups against one another. always cowardly. without backbone, without personal identity, but rather the fictitious identity of belonging to a role, and for this very reason ferocious castrators.
They attacked him, many against one, because the Fascists are known to be cowards. And down came truncheons and blows and kicks … but he managed to escape into the fields, like a hare of those who lived around there, with the trained muscles of those who work the land, and run and run through the fields of wheat, which fortunately in that season was high and thick, with the breath that chokes you and the blood everywhere and with his head half cracked … until you lose track of those idiots cowardly and violent, stupid bullies without identity.

In the middle of the tall wheat he remained hidden for many, many days, because every morning the squads came to the farmhouse to see if he had returned. his family, of course, secretly brought him food.
He finally returned home, and was rushed to a Roman hospital, where, it is said, he died in terrible pain, screaming because of the pain in his head. the bludgeoning to the skull was lethal.

let us not forget what 25 April means in Italy.
Bella Ciao to all.

Maurizio Fioretti

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